"Età psicologica, ovvero l'età che una persona si "sente dentro". Un concetto complesso, difficile da misurare e che non sempre corrisponde a quello anagrafico. Ma che influenza corpo e mente"

Una domanda un po’ a “bruciapelo”: che età vi sentite “dentro”? Quanti anni vi sentite addosso? Quando si parla di età psicologica si intende quella che è la propria età interiore, quella che pensiamo di avere e che influenza il nostro approccio alla vita. Muta nel tempo ed è influenzata dalla propria personale maturità, oltre che dai cambiamenti e dalle evoluzioni che si hanno durante la vita.

Non si tratta di un concetto scientifico né può essere calcolata, quindi vuol dire che non c’è un numero esatto o una risposta corretta a quando si chiede l’età psicologica. In realtà è un concetto astratto basato sullo sviluppo della propria persona: «Sebbene siano in tanti gli psicologi che hanno teorizzato sullo sviluppo della psiche, farei riferimento al tedesco Erik Erikson. Secondo questo autore l’uomo attraversa lungo l’arco della sua intera vita diversi stadi, che corrispondono a dilemmi o, potremmo dire conflitti, tra le richieste della società e i bisogni intrinseci dell’individuo. Se l’individuo riesce a superare tutti questi stadi, possiamo dire che ha “maturato” il suo Io. Se invece in qualcuna di queste crisi è rimasto bloccato nel dilemma, allora avremmo un Io più immaturo. Secondo Daniel Siegel, invece, una persona matura è una persona che è riuscita a fare una buona integrazione prima tra le varie parti del sé e poi tra il sé e gli altri. Tutto ciò per dire che “l’età psicologica è quel sentire interiore che nasce da una serie di esperienze vissute e che portano alla personale sicurezza dell’affrontare la vita” spiega la la dottoressa Nunzia D’Anna, psicologa di MioDottore.

Ovvero, se una persona nell’arco della vita ha vissuto poche esperienze tenderà a sentirsi più insicuro e quindi ad avere un’età psicologica più bassa, che può non corrispondere a quella anagrafica.

Età psicologica VS Età anagrafica
Queste due età quindi coincidono? Tendenzialmente dovrebbero. Per esempio, attorno ai 40 anni l’età psicologica dovrebbe essere più o meno 30-35 anni, proprio perché spesso si ha già avuto la possibilità di sperimentare e vivere diverse situazione che danno sicurezza. Poi ci sono casi in cui «ci si sente un eterno Peter Pan, perché magari non si riesce a definire chi si è o non si riesce a vivere relazioni intime soddisfacenti oppure c’è anche chi si percepisce come più vecchio della sua età. Però tendenzialmente dovrebbe essere un equilibrio».

«Un’età psicologica che non cambia con la crescita è veramente difficile da immaginare. Sicuramente ci sono dei bambini che hanno un’indole “più saggia”, perché magari hanno un temperamento tranquillo e tendono ad osservare molto più i contesti e quindi possono apprendere molto di più per imitazione e tramite l’esempio. Tuttavia l’esperienza di vita e la maturazione del cervello (che è fisiologica e non è completa prima di una certa età) pongono dei limiti a questa maturità». Senza contare che mentre l’età anagrafica generalmente la si vede, quella psicologica non lascia tracce sul corpo.

 

Articolo letto dal sito- iodonna.it